BERGAMO, nella tragedia, PRIMA CITTA’ MARTIRE per il Corona Virus

di © Ivan Mologni

Per commemorare e onorare tutte le povere vittime del “Covid 19” lo scrivente e Autore dedica queste fotografie dell’Aeronautica Militare “Frecce Tricolori” che avevano sorvolato, in manifestazioni ufficiali, i nostri cieli a Bergamo.

Un periodo sereno e non così tragico come il 2020.

Una ferita che non si rimarginerà.

Dati tecnici: Reflex Contax 167 MT con i seguenti obiettivi:

  • Zoom Distagon f/3.3 – 28/85mm;
  • Zoom Sonnar f/4 – 80/200mm;
  • Tele Sonnar f/2.8 – 300mm

Pellicola Kodak Ektacrhome 100 ISO – trattamento sviluppo in E 6.

Screenshot (57)Screenshot (58)Screenshot (59)Screenshot (60)Screenshot (61)Screenshot (62)

313°Gruppo-Patch

Con accompagnamento militare e autorizzazione scritta, ho potuto posare davanti al famoso aereo MB – 339 A – 313° Gruppo Addestramento Acrobatico – Frecce tricolori 6 del Capitano R. Barassi:

 

Screenshot (64)

Screenshot (63)

“F.C.B.: Più forti di prima!”

 

Aosta… la Roma delle Alpi: il Teatro Romano

di © Riccardo Scuderi

Ho già avuto modo di parlare di Aosta nel precedente articolo Valle d’Aosta… terra di Castelli, ma in questo articolo intendo soffermarmi su uno dei monumenti più significativi di questo piccolo Capoluogo di Regione, uno dei simboli più importanti della “Roma delle Alpi”: i resti del Teatro Romano.

La sola facciata attualmente visibile è quella meridionale, alta ben 22 metri, caratterizzata da una serie di contrafforti e di arcate ed alleggerita da tre ordini sovrapposti di finestre di varia forma e dimensione.
Ben individuabili sono pure le gradinate ad emiciclo che ospitavano gli spettatori (cavea), l’orchestra (il cui raggio è di 10 metri), ed il muro di scena (ora ridotto alle sole fondamenta) che un tempo si innalzava col suo ricco prospetto ornato di colonne, di marmi e di statue.
Si è calcolato che il Teatro potesse contenere tre o quattromila spettatori. Addirittura alcuni studiosi ritengono che un tempo fosse dotato di copertura fissa.

Le foto che ho il piacere di condividere sono state scattate con la fedele Leicaflex SL2 munita di un obiettivo grandangolare 24mm, indispensabile per evidenziare l’imponenza dell’intera struttura. Inoltre la giornata particolarmente soleggiata ed il sole ad “ore 12”, quindi con ombre particolarmente “dure”, hanno esaltato la texture della struttura

La pellicola usata è una Fujifilm Acros 100 Iso, sviluppata con chimici IlFord.

20200722_14

20200722_11

20200722_5

20200722_17

“Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere.”
(Henri Cartier-Bresson)

La Voce del Presidente: Il “primo” sviluppo non si scorda mai!

di © Ivan Mologni

Egr. Socie/ii parliamo di sviluppi negativi in bianco e nero e allestimento di una postazione, per poi arrivare alla fase di stampa.

Nei corsi A, B, C che promuovo in primavera ed autunno, siamo allo stato attuale fermi al periodo pre-covid 19. Speriamo nell’ottobre 2020…

Desidero presentare in questo caso un’interessante uscita didattica con allieve/i con il nostro fidato rullino 135/36 B/N con Reflex al collo. Il tema scelto di comune accordo è stato sul pittoresco e ridente paese chiamato Clanezzo (BG).

Qui sorge un castello che fu dei Dalmasari, Signori di Brembilla (BG). Insiste poi più sotto un’amena passerella che attraversa il fiume Brembo e il ponte con un bell’arco, sovrastante il torrente Imagna, confluente nel Brembo. Qui sotto, a sghimbescio rispetto al superiore, vi è un antichissimo ponticello che si vuole attribuire a epoca romana. I resti di un torrione, d’epoca più recente, stanno a dimostrare una buona posizione strategica: qui, infatti, doveva essere un tempo la biforcazione  per la valle Imagna e la valle Brembana, lungo la mulattiera che corre sulla destra del Brembo, alle falde del monte Ubione, ove rimangono i resti di un Forte della Repubblica Veneta (fonti bibiografiche  tratte dal volume “Conosci Bergamo” di Luciano della Mea).

Dicevo delle uscite di insegnamento per allenarsi con la reflex e cimentarsi artisticamente nelle riprese fotografiche che più ci affascinano.

Tecnicamente, insegno alle allieve/i  le tre regole che ritengo “fondamentali” nella fotografia: ESPOSIZIONE – MESSA A FUOCO – SVILUPPO DEL NEGATIVO.

Un buon fotografo deve fare sempre questo. Io ritengo che una fotografia deve appartenervi totalmente, mentre si fanno riprese. La Camera Obscura è nei fondamentali per avere un’immagine come noi vogliamo che sia. Lo scorso anno, nella sessione estiva, un’altra positiva esperienza di insegnamento con gli appassionati, è stata la Fotografia Alpina e/o Naturalistica. Fotografie entusiasmanti, in Dia Color , per proiezioni spettacolari anche in esterni. Da me coniate col nome “Dia sotto le stelle…”. Si era nell’alta Valsassina (Lecco): Alpe Giumello, Alpe Paglio, Pian dei Resinelli, Pian delle Betulle etc.. Migliaia di scatti con escursioni e ausilio di guide alpine lecchesi.

Comunque desidero spronare i socie/i e allieve/i di promuovere nel nostro Blog un’iniziativa: presentare il primo sviluppo eseguito nei corsi di Camera Obscura!

Presenterò anch’io il primo sviluppo Bianco e Nero eseguito nell’Istituto della Regione Lombardia a Bergamo. Alla fine dell’anno l’Istituto rilascia un “Attestato di Qualifica Professionale di Fotografo“. Per lo scrivente è stata una preparazione propedeutica entusiasmante e da qui è iniziata la mia “missione/passione di insegnamento” dell’Arte Fotografica Tradizionale.

Negli anni si sono succeduti, promossi dallo scrivente, un centinaio di corsi nelle sessioni autunnali e/o primaverili. L’ultimo, in ordine di tempo, nell’autunno 2019/2020, con presentazione delle attuali tematiche nel Blog – Febbraio 2020. Tutte foto in bianco e nero sviluppate e stampate dagli allievi.

E’ mia intenzione presentare una selezione in accordo con gli autori artisti di altre interessanti tematiche. Le migliori opere saranno selezionate da un’attenta lettura port-folio per arrivare a Mostre itineranti per Bergamo e Provincia, in prestigiosi edifici storici.

Colgo l’occasione di  augurare a tutti Voi le migliori foto-vacanze e, riuscire… magari a fine ottobre di rivederci al Fotoclub il primo e terzo giovedì del mese dalle 21!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

locandina 1locandina 2

Screenshot (24)

20200714140242078_0001

vignetta

24Screenshot (25)

F.C.B. nella storia – 1992: “Carnevale con gli Astrolabio”

di © Ivan Mologni

E’ intenzione del Direttivo F.C.B. presentare, se ancora disponibili in sede, alcune delle Mostre più prestigiose organizzate dall’Associazione. Andando indietro nel tempo, si vuole riproporre una delle prime Mostre espositive nella “Biblioteca rionale di Città Alta Bergamodal 5 al 12 settembre 1992.

Oltre 60 opere nel formato 30 x 40 dal titolo ” Carnevale con gli Astrolabio“. Tale Mostra, dato il successo del Collettivo F.C.B., venne riproposta in occasione del nostro 20° Anniversario il 28 marzo 1999 durante la manifestazione “Una piazza per gli Artisti” – Portici di Piazza Pontida, Bergamo.

Per ulteriori specifiche sul tipo di collaborazione che è nata con il gruppo degli “Astrolabio“, si rimanda all’illustrativo ricco di dettagli sull’intera cronaca storica, composto da complessivamente 1000 scatti (!) tra i quali sono stati selezionati quelli della mostra in oggetto.

Si ringraziano tutti gli artisti autori delle opere in visione, pensando di fare cosa gradita a loro e agli appassionati.

Dati tecnici: Siamo nel 1992 e posso fornire, come partecipante al Collettivo, alcuni dati tecnici per quanto mi riguarda:

  • macchine fotografiche: Contax RTSContax 139
  • obiettivi Carl Zeiss: Distagon 18mm f/4, Distagon 28mm f/2.8, Planar 50mm f/1,4, Sonnar 85mm f/2.8, Sonnar 135mm f/2.8, ^Sonnar 180mm f/2.8.
  • pellicola B/W negativa: Kodak TRI – X PAN 400 iso – sviluppo in C 41
  • stampa B/W su carta Agfa
  • stampa colore su carta Kodak.

Le altre attrezzature di alcuni fotografi del collettivo sono di marca Nikon, Pentax, Leica e  Yashica.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

20200707142347782_0001

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

“F.C.B.:  Illumina la tua fotografia di immenso!”

Turisti per caso…ROCCA a Bergamo Alta

di © Ivan Mologni

Antica fortificazione, sorta sui ruderi del preesistente Campidoglio, ampliata da Re Giovanni di Boemia nel XIV secolo.

Nel 1512 subì gravi danni per lo scoppio della polveriera e per caduta di un fulmine. La Repubblica Veneta vi fece un arsenale e la Scuola d’Artiglieria. La Rocca serviva, nel passato,  come carcere.

Attualmente vi si trovano il Parco della Rimembranza, il Museo e la ricostruita chiesetta di Santa Eufemia, il tempietto cristiano più antico di Bergamo. Dal 21 giugno 1948, sotto il suo pavimento, riposano le gloriose spoglie dei volontari bergamaschi fucilati dagli austriaci il 16 aprile 1848 e traslati a Bergamo dal Castello di Trento, dove subirono l’estremo sacrificio. Il Parco della Rimembranza che recinge il mastio della Rocca è dedicato agli Eroi che diedero la vita nell’ultima Guerra di Liberazione. Dai parapetti della cinta si godono suggestive vedute sulla città e sui borghi (oltre che del mitico Stadio Gewiss, roccaforte dell’Atalanta F.C. 1907).

Nell’occasione è stato immortalato l’impareggiabile Kiko Pota, ambientato nel parco della Rocca.

Dati tecnici: tutte le fotografie sono state eseguite con la CONTAX TVS (al Titanio) con obiettivo Vario Sonnar T 28 – 56mm f/3.5 – 6.5 della Carl Zeiss. La pellicola usata è la Ektar 100 Color Negative Film world’s finest grain. Carta Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme – Lucida. Il chimico di sviluppo è il C – 41 Kodak.

20200629141949958_000120200629141949958_0002

20200629142050940_0001

F.C.B.:” Fotografiamo insieme il nostro futuro”

La Hasselblad fotografa Pedrengo (2^ parte)

di © Ivan Mologni

Continuo con la presentazione del secondo dei due volumi su Pedrengo:

Vol. 2 – Pedrengo visite pastorali

a

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

F.C.B.:” Investiamo sulla bellezza della Fotografia a pellicola!”

La Hasselblad fotografa Pedrengo (1^ parte)

di © Ivan Mologni

Presento nel F.C.B. due volumi di cui ho curato l’aspetto fotografico. Essi sono:

Vol. 1 – Pedrengo fonti e documenti (oggetto del presente articolo)

Vol. 2 – Pedrengo visite pastorali

Entrambi editi dalla Biblioteca Civica di Pedrengo.

Per l’occasione sono stato contattato dai responsabili della Biblioteca per realizzare un servizio fotografico completo di architettura.

In questo caso è consigliabile un’attrezzatura con macchina fotografica di almeno 6 X 6, Medio Formato, per assicurare la maggiore nitidezza possibile e, come pellicola, utilizzare diapositive a colori. Poi è indispensabile un treppiede professionale (in questo caso ho usato un Manfrotto 055 x Pro B – Testa 488 RCZ nero), una livella a bolla, scatto flessibile, paraluce ed eventuali filtri correttivi, oltre che un esposimetro separato con lettura sia media che spot, quale l’ottimo Gossen Lunasix 3 con accessori grandangolo e/o tele.

Ma descriviamo l’attrezzatura da me utilizzata per questo impegnativo intervento professionale:

  • HASSELBLAD 500/CM con due magazzini A12
  • mirino prisma TTL con immagine ingrandita di 3 x e appropriata lente correttiva
  • paraluce a soffietto estendibile “Compendium“, impugnatura per trasporto e attacco flash (Metz 60 CTZ con accumulatore)
  • Obiettivo Carl Zeiss Distagon 4/50 mm
  • Obiettivo Carl Zeiss Planar 2.8/80 mm
  • Obiettivo Carl Zeiss Sonnar 4/150 mm

Recentemente mi sono attrezzato con la Hasselblad Super Wide (SWC) 903 corredata dal famoso obiettivo Biogon 4.5/38 mm con angolo di campo di 90°. Quest’ottica eccezionale dà immagini perfettamente nitide anche ai limiti del campo di immagine, con elevato contrasto anche alle massime aperture di diaframma.

Tutte le ottiche Hasselblad intercambiabili sono prodotte dalla Carl Zeiss di Oberkochen (ex Germania Federale). Il sistema antiriflesso delle lenti è del tipo pluristratificato (multicoating).

Desidero infine ricordare che l’Hasselblad  fu scelta anche per le missioni sulla Luna. le fotocamere usate dagli astronauti americani erano modello “Data”, con circuiti elettrici stampati  derivati dalla fotocamera Hasselblad 500 EL/M.

Gli astronauti hanno abbandonato (!) sulla Luna ben 12 Hasselblad 500 EL di tipo modificato. Sono a disposizione di chi riesca a recuperarle…Hasselblad… una leggenda “stellare”

Interessanti titoli apparsi recentemente sulla stampa “fotografica”

Infine, la pellicola usata nelle pubblicazioni: Ektacrhome 100 – 5500° kelvin (luce diurna) nel formato 6 x 6. Trattamento chimico originale E 6.

Consiglio: per pubblicare le fotografie su un testo è molto meglio utilizzare materiale diapositivo poiché abbiamo solo un passaggio stampa “diretto”.

20200615141403760_000120200615141403760_0002

1A2A3A4A5A6A7A8A9A10A11A12A

“F.C.B.: Investiamo sulla bellezza della Fotografia a Pellicola!”

La prima Fondazione Vallombrosana nella Diocesi di Bergamo: il Monastero di Astino

di © Ivan Mologni

Tra gli anni ’80 e ’90 ho presentato la mia tesi di Laurea al Politecnico di Milano – Facoltà di Architettura. Il mio relatore è stato il Prof. Gian Piero Calza. Presento, nell’occasione, una serie di fotografie sul Monastero di Astino nello stato di fatto (prima dell’attuale restauro).

Le immagini rappresentano gli esterni e gli interni dell’intero “ex Convento di Astino“. Le immagini che presento fanno parte della “Mostra d’Arte e Poesia” su “Astino”, esposizione che si svolse presso la Sala Manzù a Bergamo dal 3 al 18 dicembre 2016. Ricordo il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Bergamo, della Fondazione “MIA” Congregazione Misericordia Maggiore di Bergamo ed il contributo di UBI Banca  Popolare di Bergamo.

Un breve cenno storico sul Monastero stesso.

Ex Convento, fondato nel ‘200 e rinnovato nella prima metà del ‘500; oggi il complesso è restaurato e visitabile nell’arco dell’intero anno. Nel cortile, che in una parte ha un portico del ‘500, insiste la cappella duecentesca del Beato Guala. La Chiesa del Santo Sepolcro fu consacrata nel 1210 e rinnovata verso la metà del ‘500. La Fronte è settecentesca.

Come la chiesa, anche il Convento fu rinnovato nella prima metà del ‘500. Ci furono sistematiche spoliazioni nell’ultimo ‘800. In fondo al cortile del complesso vi è la Cappella del Beato Guala, Vescovo di Brescia, risalente al ‘200, a due piani, con una solida struttura di pietra. L’ex Convento presenta un imponente torrione angolare del ‘500.

L’ambiente in cui è ubicato, contribuisce a rendere eccezionale questa che è la testimonianza storica e artistica più insigne dei Colli di Bergamo.

Per ulteriori info: Astino nella Storia di Bergamo

In chiusura, i dati tecnici di ripresa fotografica:

  • macchina fotografica –  Zeiss Ikon SL706 TM a vite 42 X 1
  • obiettivi: Distagon Carl Zeiss 35mm f/2.8, Tessar 50mm f/1.7, Tele Tessar 135mm f/2.8
  • pellicola Ilford FP4 – 125 ISO
  • carta Ilford gradazione 3 (extra normale) superficie lucida

Le foto sono stampate con il glorioso Durst 601 ed obiettivo Rodagon 50mm F/4 . prodotto dalla C. Rodenstock Monchen

Screenshot (23)

” Ai miei genitori Dina e Renato”

Screenshot (22)

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Screenshot (48)

LE STATISTICHE DEL F.C.B. NEL QUARANTENNALE

di © Ivan Mologni

1979 – 2019

Associazione Fotografica Foto Club Bergamo

B F I  000867 ® ©

 

– Statistica conoscitiva F C B / B F I –

Nella sua pluridecennale e gloriosa storia, il Foto Club Bergamo ha aderito alle seguenti Associazioni ed Istituti:

  • F.I.A.F. dal 1979 : Federazione Italiana Associazioni Fotografiche
  • F.I.A.P. dal 1979: Fédération Internationale de l’Art Photographique;  Scientia – Ars –  Lumen
  • B.F.I. dal 2008: Benemerito Fotografia Italiana F.I.A.F.
  • Comune di Bergamo dal 2011: Comune di Bergamo Città dei Mille, Attestato di Registrazione nel Repertorio Comunale delle Libere Associazioni
  • C.O.A.B. /F.C.B. dal 2019: Si costituisce il “Centro Organizzato Analogico Bergamo” ® © –  una Sezione Giovani in seno al Foto Club Bergamo http://fotoclubbergamo.wordpress.com
  • Tessera – Pass FCB dal 1979: Ogni socio ha una propria tessera di appartenenza e riconoscimento, con foto autenticata e vidimata dal Direttivo F.C.B.
  • Gazzettino del Foto Club Bergamo dal 1979 – n° 160 (!) pubblicazioni: F.C.B. edita il proprio trimestrale. Il Direttore responsabile è l’Arch. Ivan Mologni. Il Comitato di Redazione è costituito dagli associati FCB in regola con il tesseramento annuale
  • Tesseramento F.C.B. dal 1979: Possono iscriversi al Club esclusivamente fotografi analogici (pellicola) come da statuto – al 31/12/2019: Tessera n° 250
  • Statuto F.C.B. dal 1979: Il Foto Club Bergamo ha un proprio statuto  riconosciuto con ® © sul Marchio e Nome
  • Aula “DEI” F.C.B. dal 1979: Aula di riunione per i soci del Club con 20 posti a sedere
  • Riunione Soci dal 1979: Il GIOVEDI’ dalle 21.00 – chiuso ad Agosto
  • Museo della Fotografia privato dal 2010: Con visite guidate riservate ai Soci FCB con appuntamento una volta al mese – A cura dell’Arch. Ivan Mologni
  • Corsi e Seminari di Fotografia ® © dal 1989: 40 (!) edizioni programmate dal 1989 al 2019. La docenza è a cura dell’Arch. Ivan Mologni con qualifica professionale rilasciata dalla Regione Lombardia. I Corsi sono “Manifestazione riconosciuta F.I.A.F.
  • Mostre sociali e/o personali F.C.B. dal 1990: 100 (!) mostre collettive e/o personali  organizzate per i Soci. 20 (!) mostre analogiche riconosciute F.I.A.F.
  • Camera Obscura – Sala Pose – Biblioteca F.C.B. dal 1979: In uso su richiesta (tramite compilazione di apposito Modulo FCB) degli associati, con modalità a rotazione (in ordine alfabetico)
  • Diaproiezione F.C.B. dal 1979: Programmazione tra Soci FCB nei formati 24X36 e 600X600 mm. Diaporami in dissolvenza incrociata e/o sonorizzati
  • Noleggio attrezzature F.C.B. dal 1979: I soci hanno la possibilità di noleggiare, compilando apposito Modulo FCB Mod. B2 – C3 – D4
  • Calendari Celebrativi F.C.B. e/o Calendari personali soci: Disponibili Calendari Celebrativi F.C.B. riferiti alle seguenti ricorrenze:
    • 20° anno di fondazione (1979 – 1999) – 12 autori F.C.B.
    • 25° anno di fondazione (1979 – 2004) – 12 autori F.C.B.
    • 40° anno di fondazione (1979 – 2019) – 6 autori F.C.B.

 

“Fotografare vuol dire…. disegnare con la luce!”

 

n11

 

WASHI FILM: dal Giappone con furore!

12 ISO.… e non sentirli!

di © Riccardo Scuderi

L’estate scorsa ho provato per la prima volta questo rullino, immagino ai più sconosciuto:

WASHIAE’ la Washi Film “A”, una pellicola ortocromatica, interamente fatta a mano e prodotta dall’omonima casa produttrice nipponica, originariamente usata come protezione durante il processo di riproduzione delle pellicole cinematografiche. E’ una 12 ISO, quindi solo per fotografi arditi e che amano le sfide!

Allego le caratteristiche della pellicola e le modalità di sviluppo consigliate:

Screenshot (15)

E’ caratterizzata da grana finissima e offre immagini ad elevato contrasto, come è possibile apprezzare in questi scatti fatti la scorsa estate con la Leicaflex SL2 ed obiettivo 50mm:

205208209210211213214215216

OGGETTISTICA E RITRATTO

di © Ivan Mologni

E’ da tempo che volevo fotografare uno strumento musicale raro e caratteristico. L’ho trovato mettendo in “posa”, su fondale nero e con la luce sia di effetto che in diffusione.

E’ la classica Zampogna Bergamasca. Nelle nostre Valli Orobiche è riconosciuta nel nostro idioma come “orghenì de cana“; cornamusa “baghèt“; piva “pia“; piffero “pìfer“, “böss“.

La reflex usata è una Contax RTS III, con obiettivo Carl Zeiss 60mm Macro f/2.8 S Planar. Pellicola usata Kodak TMAX 100, sviluppata dallo scrivente in chimici Kodak TMAX. Rivelatore diluito 1+4 a 24°; il tutto stampato su carta ILFORD Multigrade IV-RC Deluxe Satinata.

Pe quanto concerne la splendida modella Alice, indossa disinvoltamente il costume dei “baghetèr”, col “ol baghèt” e le ghette chiare. Illuminazione in diffusione. In questo caso ho usato l’obiettivo per ritratto Carl Zeiss Sonnar 85mm f/1.2 per gli scatti.

La serie di foto in dissolvenza (prima la modella con il volto nascosto dai capelli e poi con il volto scoperto) è un auspicio ed un augurio affinché tutti noi possiamo guardare il futuro con maggior ottimismo, superando il triste periodo legato al coronavirus.

20200511112242537_000120200511112147186_0001

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Gli insegnamenti dei Grandi Fotografi

di Ivan Mologni

Spulciando tra le numerose pubblicazioni in mio possesso, mi sono imbattuto in un articolo su Cornell Capa (10 apr 1918 – 23 maggio 2008), appartenente ai fotografi del gruppo Magnum Photos e fratello del leggendario reporter di guerra Robert Capa, in onore del quale ha fondato a New York nel 1974 l’International Center of Photography. Sulla scia del fratello, Cornell ha avuto per trent’anni una carriera come fotogiornalista, prima nello staff di Life poi come membro di Magnum Photos.

Cornell Capa, autore impegnato, sensibile e attento alla realtà,  sulla fotografia ha detto una frase che risulta particolarmente attuale in questo periodo di apprensione legato alla pandemia causata dal coronavirus e, al tempo stesso, molto stimolante per noi fotografi analogici:

” Il nostro mondo è un continuo intrecciarsi di commedia e tragedia umana. Catturare la vita e tradurla in immagini fotografiche è una grande sfida”

29996_bin

Cornell Capa ©

A nome dei soci del Fotoclub Bergamo, colgo l’occasione per esprimere le più sincere condoglianze a tutti coloro che, a causa di questo nemico invisibile, hanno perso i propri cari.

Fotoclub Bèrghem

Mòla mai, tègn dür

 

 

 

 

Una piacevole scoperta….

Vi riporto un eccezionale ritrovamento in un mercatino di antiquariato specializzato in “Camera Antiquaris”. Si tratta in particolare di una  “Fotocamera da viaggio a soffietto”, visibile nella foto sotto. Queste macchine erano pieghevoli, costruite  in legno con   cerniere,  risolvevano il problema dell’ingombro ma non quello altrettanto importante del peso.

20200207124554783_0001

 

Trattasi di un prodotto artigianale, di fine ‘800 ed è difficile risalire al costruttore e alla data di fabbricazione. Il  dorso ospitava lastre al collodio umido. Il soffietto è  costruito in pelle o in  tela gommata. La piastra frontale  porta-obiettivo ne consentiva di solito il decentramento verso l’alto per eliminare le deformazioni prospettiche.

I dati che posso fornire, che ho ritrovato sull’apparecchio:
– una stella a 5 punte con  lettere “PVB”.
– L’obiettivo in ottone è un W Pajioin Iena 3075 DOUBLE ANASTIGMAT ECLAIR F.6.8 – 180 mm,
– Formato 13×18

 

 

Ma le piacevoli sorprese non sono finite! Ho ritrovato anche stampe su:

1. Venezia (4) ottenute per contatto. Si evince in tutte tempo lungo di esposizione. L’acqua sembra uno specchio, segno evidente di una forte diaframmatura. Tutte le foto sono state virate  in seppia

2. Vari ritratti di famiglia eseguiti dal fotografo  Andrea Taramelli di Bergamo (1836-1887). Il figlio Edoardo   Taramelli (1863-1937), ha proseguito l’attività dello storico stabilimento fotografico utilizzando il nome del padre

7

3. Infine ho ritrovato una Polaroid mod.P del 1999. La macchina è metallizzata ed utilizza pellicole serie 600 sia b/n che colore.
Per l’occasione, ho usato una pellicola b/n della serie,  per  fotografare   l’apparecchio in legno
di fine ottocento sopra descritto: la “nipotina” (in verità già adulta…) Polaroid che rende omaggio alla sua antenata del 1800!

1Cordiali saluti
Il Presidente
Arch. Ivan Mologni

Chi cerca trova…

Per tutti i “cercatori”, che sian di funghi o di pepite, è sempre una grande sensazione quella che si prova quando ci si ritrova con un “oggetto del desiderio” tra le mani. E’ quello che capita talvolta ai nostri Soci che, come ben addestrati “cani da tartufo”, frequentano, invece che i boschi, i qualificati mercatini dell’antiquariato fotografico. E così, un recente, diciamo, “colpo di fortuna” ha portato nella collezione un nuovo gioiellino… Si tratta di una Leica III C a vite, costruita nel periodo postbellico, negli anni 1946-1951, e qui riportata nella foto con obiettivo a vite Summitar F=5cm 1:2. Nell’occasione, per il massimo della soddisfazione, diciamo pure che la macchina è in perfette condizioni sia estetiche che funzionali. E mentre si osserva la perfezione meccanica di questa macchina, è impossibile non lasciarsi trascinare dal pensiero di quante storiche, e senza dubbio pregevoli, inquadrature sono passate nel suo stupendo obbiettivo.
Ma ci si potrebbe anche chiedere quale sarà la vita futura di questo pezzo di storia della fotografia? Finirà “imbalsamata” in una vetrina museale? No, e questo è il bello della nostra Associazione, perché possiamo assicurare che non sarà così… infatti con il Fotoclub esso rivivrà una seconda vita; tutti i Soci sono nell’intimo appassionati collezionisti ma poi, in organizzate uscite didattiche, fanno lavorare anche le macchine fotografiche più “attempate” estraendone sempre immagini di alta qualità.
Il modello di fotocamera Leica denominato IIIc fu messo in vendita nel 1940: si può tranquillamente affermare che questo modello rappresentò un punto di svolta nella produzione delle Leica con passo a vite. La costruzione venne da allora eseguita su un unico pezzo pressofuso, e non su una serie di pezzi assemblati, con la parte contenente il telemetro incorporata nel carter superiore, passando pertanto da una costruzione artigianale con base in ottone a un montaggio semi-industriale con la base in alluminio. Notizie dettagliate di questa camera erano già state descritte in un numero della rivista “Classica Camera Collezione” del 2018…

..e, per il maggior piacere degli appassionati ne riportiamo, cliccando sul link, anche un articolo esaustivo su tutta la storia della Leica III C.

La complicata origine di una bella reflex: Carena KSM-1

Il marchio Carena era stato creato dalla Büro-und Rechenmaschinenfabik, azienda fondata in Liechtenstein, che produsse negli anni ’50 e ’60 alcuni modelli di cineprese amatoriali e videoproiettori; chiuse all’inizio degli anni ’70 e il marchio fu acquistato dalla Interdiscount di Lugano per essere usato nel suo catalogo di fotocamere. Negli anni ’60 il marchio era però già stato usato ampiamente in Germania da Porst (azienda di distribuzione e rivendita di molte marche di fotocamere, fondata nel 1919 a Norimberga) che già commercializzava la giapponese Cima Kogaku (Cimko), fondata nel 1932, che a sua volta aveva già assorbito la Topcon di Tokyo. Nel 1982 Interdiscount acquistò una partecipazione di maggioranza in Porst, riunendo efficacemente i marchi Carena e Porst. Interdiscount cedette successivamente Porst alla società belga Spector NV, mantenendo però il marchio Carena per cui molte delle telecamere successive furono prodotte da Cosina , ma anche da Balda, Franka, Fuji, Mamiya, Tarone, Yashica.
La Carena KSM1 fu costruita in Giappone a partire dal 1978 dalla Cima Kogaku (Cimko), che in quegli anni produceva anche le ultime Topcon dopo la crisi di quest’ultima. La Cimko la forní poi a diversi distributori ed ecco perché la si puó trovare anche come Exakta EDX2, Cimko LS-1, Quantaray (Delta) D2-RZ negli USA e anche Rony RS1.
Anche gli obiettivi, il 55mm (della foto), un 35mm ed un 135mm, erano prodotti dalla Cima Kogaku, che a quel tempo entrò a far parte della Mitsui Keiretsu, uno tra i maggiori conglomerati industriali al mondo a cui appartenevano anche Topcon e Toshiba.
Alcuni perciò sostengono che la KSM1 fu una produzione fatta nella fabbrica della Cosina Company Ltd di Nagano, Japan.
La Carena KSM1, dove la K indica l’uso dell’innesto a baionetta Pentax, fu la prima di una nuova gamma: ad essa successe la KSM2 con visualizzazione del diaframma nel mirino e poi la KSM3, motorizzabile.
Caratteristiche: Mirino: a pentaprisma fisso, copertura 93%. Schermo: di messa a fuoco fisso con lente di Fresnel microprismi e telemetro a immagine spezzata al centro. Otturatore: a tendina a scorrimento verticale controllato elettronicamente, con tempi da 1″ a 1/1000 in automatico, da 1″ a 1/1000+B in manuale, sincro lampo X (1/125), contatto lampo diretto e tramite cavetto. Esposimetro: con cellule al silicio, sensibilità da 25 a 3200 ASA (15-36 DIN). Campo di misurazione da EV 2 a 18 con pellicola 100 ASA e obiettivo f/1.4. Misurazione TTL a tutta apertura. Esposizione: automatica con priorità dei diaframmi e manuale con possibilità di correzione di ±2 EV. Tempi visibili nel mirino. Ottica: intercambiabile con innesto a baionetta Pentax K. Leva di carica con movimento singolo. Alimentazione: con 2 pile da 1.5 V. Innesto per il Carena Auto Winder. Dimensioni: 147x95x92 mm. Peso: 915g. Prezzo dell’epoca con obiettivo Lire 190.000.

I grandi maestri della Fotografia: Laslo Moholy-Nagy

Nasce a Bàcsborsód, in Ungheria, e studia legge all’università delle scienze di Budapest; nel 1917, mentre è convalescente per una ferita riportata in guerra, fonda il gruppo artistico MA, assieme a Lajos Kassàk, e la rivista letteraria “Jelenkor”. Nel 1919, laureatosi in legge, parte per Vienna, dove collabora con il periodico di MA Horizont. Si trasferisce a Berlino, dove inizia a creare fotogrammi e collage Dada, collabora con importanti riviste d’arte e cura, con Kassàk, il “Das Buch neuer Kùnstler”, scrive un volume di poesia e saggi sull’arte. Nel 1921 incontra, in Germania, El Lissitzky e con lui si reca per la prima volta a Parigi. La sua prima mostra personale viene organizzata da Herwarth Walden nella Calerle Der Sturm di Berlino. Durante una personale dei suoi dipinti alla galleria, l’architetto Walter Gropius rimane tanto impressionato dalle sue opere esposte che lo invita a collaborare al Bauhaus di Weimar.
Comincia il periodo più significativo della sua attività, che lascerà una traccia soprattutto nella storia della grafica. È in questo periodo che inizia a interessarsi di design editoriale e teatrale, curando e progettando con Walter Gropius la serie di “Bauhausbùcher”, diventando il rappresentante per eccellenza della fotografia del Bauhaus. Deve questa fama alla sua pubblicazione “Pittura Fotografia Film”, ottavo volume dei “Libri del Bauhaus”, che esce nel 1925 e diventa il primo testo fondamentale della fotografia. Nel 1935 si trasferisce a Londra, dove lavora come designer per varie aziende, collabora a vari film e frequenta nomi noti del settore come: Naum Gabo, Barbara Hepworth e Henry Moore. Viene nominato direttore del New Bauhaus a Chicago e lì fonda la propria School of Design organizzando i primi corsi. Nel 1941 entra a far parte del gruppo degli American Abstract Artists.
Muore a Chicago il 24 novembre 1946 per una leucemia fulminante.

L’autore del mese: Oscar Ghedina

Rimane un mistero la vita sicuramente molto movimentata di Oscar Ghedina! E’stato un grande chimico, fotografo, alpinista ed editore cortinese di cui anche oggi, incredibilmente, non si trova in rete una biografia. Personaggio particolare che evidentemente svolgeva la sua attività e sapeva trasmettere le sue esperienze come un bravissimo artigiano ma senza ricercare pubblicità e notorietà per sé. Oscar Ghedina ha contrassegnato sotto vari aspetti la fotografia italiana -specie di montagna- del XX° secolo, lasciandoci in eredità un buon numero di libri interessanti che rivelano la sua sete di conoscenza e anche il suo desiderio di “far crescere” i suoi lettori.
Anche di questo autore non poteva mancare nella biblioteca del Club un interessante volume.

Negli alberghi e luoghi pubblici delle valli ampezzane (la Val Badia, Val di Fassa, ecc.) si trovano tante foto siglate Ghedina e a Cortina, nella strada sotto la chiesa, c’è ancora un negozio “Foto Ghedina”.
Qualcuno scrisse. “…gente di quel calibro non ne nasce più..”.

Una recente pubblicazione… del 1892!!

Presentiamo un libro la cui scoperta farebbe la gioia di qualsiasi “topo di biblioteca” e la tentazione per ogni appassionato collezionista… si trova nella biblioteca del Fotoclub facente parte della grossa raccolta di volumi sulla fotografia del suo Presidente. Se qualcuno avesse mai avuto dubbi sulla profondità degli studi e sul livello raggiunto nell’ambito fotografico dai nostri predecessori oltre un secolo fa, dopo aver consultato questo volume della Hoepli dovrà sicuramente rivedere le proprie opinioni ed esprimere grande ammirazione per la “Storia della Fotografia”!


le buone “riletture”…

Ai Soci frequentatori che mostrano sovente interesse per la raccolta di libri che arricchiscono la sede del Club di nuovi volumi e scritti storici, si consiglia questo mese la eventuale rilettura di due interessantissimi manuali storici dai quali è sempre possibile, con l’andare della propria esperienza, ricavare suggerimenti ed espedienti che, alla prima lettura di qualche anno fa, potevano essere sfuggiti.


direttamente dalla “Storia” della fotografia: la FERROTIPIA


… e prossimamente i Soci del Fotoclub si cimenteranno anche in questo tipo di tecnica fotografica per ripercorrere i passi di coloro che ci hanno lasciato una così importante “fonte di informazioni indispensabili alla salvaguardia della nostra memoria storica e identità culturale“.

i Grandi della fotografia: Man Ray

“Quel che conta è l’idea non la macchina fotografica”(Man Ray) Man Ray (Emmanuel Rudzitsky) definito pittore, fabbricante di oggetti, autore di film d’avanguardia, precursore del cinema surrealista, è conosciuto soprattutto come primo fotografo surrealista avendo realizzato le sue prime fotografie importanti nel 1918.
Nato a Filadelfia il 27/08/1890 da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica, cresce a New York dove studia alla scuola superiore in architettura e poi lavora dal 1908 come disegnatore e grafico. Nel 1912 inizia a firmare le sue opere con lo pseudonimo “Man Ray” e nel 1914 acquista la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere d’arte.
Nel 1915 il collezionista Walter Conrad Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp e assieme fondano la Society of Independent Artists che, nel 1919 forma il ramo americano del movimento Dada, che era iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell’arte tradizionale.
Nel 1921 segue Duchamp a Parigi e conosce gli artisti più influenti di Francia. Il successo parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattutto di ritrattista. Celebri artisti dell’epoca, come James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau e molti altri, posarono di fronte alla sua macchina fotografica.
Del 1921, Cadeau. Nel 1922 Man Ray produce i primi fotogrammi, che chiama ‘rayographs’ che sono immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile da lui scoperte per puro caso. Mentre sviluppava in camera oscura, un foglio di carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e, dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. L’artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero, che evoca il disegno luminoso.
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo, Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue.
Si innamora della famosa cantante francese Alice Prin (Kiki de Montparnasse), sua modella fotografica preferita.
Le Violon d’Ingres del 1924 (la sua amante e musa Kiki, dalle forme tonde, morbide e desiderose, si trasforma in un violoncello).
Nel 1925 partecipa alla prima esposizione surrealista presso la galleria Pierre di Parigi con Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso.
Nel 1934, la celebre artista surrealista Meret Oppenheim posa per lui in una ben nota serie di foto e restano numerose fotografie anche della pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor. La fotografa surrealista Lee Miller diventa sua amante e assistente fotografica.
Man Ray all’epoca utilizza sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione.
Nel 1940 torna a New York e poi a Los Angeles dove insegna fotografia e pittura in un college ed espone in varie mostre. Finita la seconda guerra mondiale, Man Ray ritorna a Parigi dove continua a dipingere ed a fare fotografie. Alla Biennale di Venezia del 1961 riceve la medaglia d’oro per la fotografia mentre nel 1971 gli saranno dedicate due retrospettive, a Rotterdam e a Milano (alla Galleria Schwarz), comprendenti 225 lavori realizzati tra il 1912 e il 1971. Nel 1975 espone alla Biennale di Venezia.
In quella che considerava la sua casa a Montparnasse, muore a 86 anni (18/11/1976) e a Montparnasse viene sepolto.
Il suo epitaffio recita: “Non curante, ma non indifferente.”

Esperienze in Camera Oscura

Fa parte di quegli “effetti speciali” utilizzati dai grafici per rendere atmosfere particolari ad alcune immagini e i Soci del Fotoclub, in una delle serate di ritrovo, si sono cimentati anche in questa esperienza con ottimi risultati.


La cianotipia è un antico metodo di stampa fotografica caratterizzata dal tipico colore Blu di Prussia (il nome deriva dal greco antico kyanos, “blu”).
Lo scienziato e astronomo inglese Sir John Herschel inventò questo procedimento nel 1842, a pochi anni dal varo della fotografia da parte di William Fox Talbot in Gran Bretagna e Louis Daguerre in Francia.
Mentre i sistemi ideati da Talbot e Daguerre sfruttavano la fotosensibilità dei sali d’argento, il processo messo a punto da Herschel si basava su alcuni sali di ferro, precisamente il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico ammoniacale. Questi due sali, mescolati assieme, sono molto sensibili e reagiscono quando posti di fronte alla luce di tipo solare. Frapponendo un negativo tra la luce ultravioletta e un foglio di carta su cui è stata applicata la soluzione ai sali ferrici, si produce un’immagine fotografica.
Il cianotipo è rimasto famoso nella storia della fotografia anche perché venne sfruttato pochi anni dopo la sua scoperta da Anna Atkins, considerata da molti la prima donna fotografa della storia. Lo stesso procedimento di stampa, grazie alla sua versatilità, è rimasto in uso, oltre che in fotografia anche come processo grafico per la riproduzione di disegni tecnici e di planimetrie, almeno fino agli anni quaranta del XX secolo. In queste applicazioni, sia pure nelle sue varianti, il procedimento ha preso anche il nome di cianografia o di “blueprint”.

Il libro del mese: Elliott Erwitt – Kids

Elliott Erwitt, ha fatto la storia della fotografia mondiale attraverso i suoi scatti in bianco e nero ed è universalmente annoverato tra i grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi. Il suo stile inconfondibile, caratterizzato dal bianco e nero e dal carattere ironico, è sempre mosso da un unico grande dogma: l’osservazione come punto di partenza per la realizzazione di qualsiasi tipo di scatto, da quello per un fotoreportage, sino al personale, che Erwitt ha per lungo tempo eseguito con la sua celebre Leica M3.
FOTOGRAFIA ED IRONIA: – “Chiunque può diventare un fotografo con l’acquisto di una macchina fotografica, così come chiunque può diventare uno scrittore con l’acquisto di una penna, ma essere un buon fotografo richiede più che la semplice perizia tecnica. Basta poco per capire se qualcuno è dotato di senso di stile, senso della composizione e un grande istintività. Tuttavia, tutte le tecniche del mondo non possono compensare l’impossibilità di notare le cose”. Al centro della poetica dell’artista sta proprio l’anima della fotografia, ovvero l’osservazione. L’attenta analisi della realtà che lo circonda. Questo gli ha permesso di giocare e schernire, sempre in modo benigno, i difetti propri dell’essere umano, eliminando tutte le velleità aleatorie, per giungere alla vera sostanza. Il suo è un mondo gentile, forse un po’ troppo ottimistico e vagamente fuori dal tempo, nel quale non c’è mai spazio per violenza, guerre, crudeltà e dove non compaiono né quartieri degradati né dimore sontuose, ma dominano cani, bambini e famiglie numerose, mentre anche i personaggi famosi sono ritratti nella massima spontaneità.

LEICA nella storia e non solo…

La macchina fotografica più cara del mondo: venduta per 2,4 milioni di euro una Leica del 1923.
A un’asta di Vienna il pezzo d’antiquariato è stato battuto per la cifra da record. Il prezzo di partenza era di 400mila euro: si tratta di uno dei prototipi creati due anni prima dell’inizio della commercializzazione delle macchine del marchio tedesco.
La cifra di partenza era 400mila euro. Quella battuta alla fine dell’asta è sei volte più alto, pari a 2,4 milioni. Un prezzo che ha incoronato un’antica Leica del 1923 la macchina fotografica più cara del mondo. L’acquirente è un collezionista privato di origine asiatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha precisato la galleria viennese Westlicht, che ha messo in vendita il pezzo. Una delle più importanti, riconosciuta a livello internazionale per le sue vendite prestigiose.

Un secolo di Leica: i grandi maestri del marchio in una mostra a Roma
Dopo il giubileo arriva la mostra. Leica, marchio tedesco che per molti è sinonimo stesso di fotografia, celebra se stesso con «I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica», una mostra che rilegge la sua storia attraverso i grandi maestri. Da Henri Cartier-Bresson a Garry Winogrand passando per Robert Capa, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, l’esposizione ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma dal 16 novembre al 18 febbraio è un vero atlante della fotografia contemporanea, 350 immagini che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Leica ha compiuto un secolo di vita. La Ur-Leica del 1914 fu la prima macchina fotografica tascabile con rullino da 35 mm. Una rivoluzione per quei tempi perché si caricava all’aperto, in presenza di luce mentre la nuova Leica T è una fotocamera digitale di ultima generazione (2014) che integra tecnologia Wi-Fi ed è progettata per condividere in tempo reale gli scatti via email e Social Network.

Vedi l’articolo completo su “TECNOLOGIA” del Corriere della Sera.

I grandi autori: Ansel Adams e Edward Weston


Ansel Adams (1902-1984) è sicuramente uno dei fotografi più famosi della storia, inserito in molte classifiche tra i dieci fotografi più famosi di sempre.
Il suo stile inconfondibile lo ha reso una pietra miliare per le foto paesaggistiche; famose le frasi e gli aforismi più belli che sono rimasti nella storia, tra i quali: “Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie” Eccolo in un autoritratto con una Contax del 1932 uguale a quella che compare nella vetrina della nostra raccolta.
Edward Weston (1886-1958), di lui Ansel Adams amava dire: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo…

Nuda sei semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente” recitava una poesia di Neruda. Nuda, seduta per terra, senza volto, Charis Wilson, compagna e modella di Weston, ripiega elegantemente su se stesso un corpo flessuoso e giovane, fotogra-fato sulla soglia della casa di Santa Monica; un ritratto in cui il richiamo delle forme, gli ovali disegnati dalle braccia e dalla testa e gli angoli retti delle gambe e della porta, esprimono la volontà di ricerca di un ritmo simmetrico. Ma la donna è fatta di carne: egli ama la sua sen¬sualità, la sua femminilità, la sua terrestre rotondità e la glorifica con una luce che magnifica la forma e ne scalda la perfezione. Weston è convinto che la macchina fotografica sia in grado di vedere meglio dell’occhio nudo. Così la usa come una lente d’ingrandimento per rivelare ciò che già esiste ma che spesso non si vede: la forma scultorea nascosta in un semplice peperone, le curve sinuose di un comune gabinetto, così come le ipnotiche linee di un nudo femminile. Non ci sono trucchi tecnici, la sua è pura fotografia. “La macchina fotografica dovrebbe essere usata per documentare la vita, per rendere la sostanza e la quintessenza della cosa stessa, che sia acciaio lucente o carne palpitante”. Weston cerca le forme all’interno della realtà, le isola, le sublima e con una luce che magnifica, ne rivela l’inatteso. L’astrazione dì Weston non è quindi perdita della realtà. Piuttosto è un’estrazione, una concentrazione di elementi, una scoperta che tende verso un valore universale della forma e della bellezza. Scriverà Ansel Adams: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo… I suoi lavori illuminano il viaggio spirituale dell’uomo verso la perfezione“.

nella nostra biblioteca, un giro tra i “preferiti”…

Bellissimo come tutti quelli che contengono immagini che “parlano” della nostra stupenda città e della sua Storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libro della Polaroid che contiene la più grande collezione di fotografie della Polaroid Corporation e comprende scatti di centinaia di fotografi di tutto il mondo, compreso il mitico Helmut Newton

Pepi Merisio, l’autore in assoluto “preferito”, le cui opere hanno fatto la Storia della fotografia nel nostro paese. Tutti i libri delle sue fotografie sono delle pietre miliari e contengono l”‘anima” di tutti i vari soggetti che sono stati immortalati da questo grande maestro.


Le bellissime foto storiche

Tratte dalla collezione privata del Presidente del Club, alcune splendide foto storiche tra le quali alcune che riprendono gli interni di una farmacia degli anni ’50. Foto realizzate evidentemente utizzando lastre 10×12 su banco ottico per ottenere linee cadenti in asse ed un’ottima risoluzione.



Avveniva negli anni ’70…

Anche la mitica Scuola Radio Elettra, fondata a Torino nel 1951, partecipò negli anni ’70 alla divulgazione delle tecniche di ripresa fotografiche in Italia. Nei ricordi di molti appassionati si ritrovano i sei libri del corso, i materiali per lo preparazione di base di una camera oscura e per lo sviluppo e stampa di negativi. Tra i vari corsi per corrispondenza (radio, televisione, elettrotecnica e perfino dattilografia) in quegli anni fu varato anche il Corso di Fotografia che insegnò a molti connazionali i primi, indispensabili e importantissimi passi per scoprire il magico mondo della fotografia.
Una simpatica ricostruzione di quegli anni (relativa però al Corso Radio) si trova al link Scuola Radio Elettra: i miei ricordi.

Andy Wharol a Bergamo!

Andy Warhol, di cui alcune opere e oggetti personali sono in mostra alla Gamec dal 6 maggio al 30 luglio, è oggi ritenuto da molti l’artista postmoderno più importante del mondo; noi ricordiamo però che le sue opere fondamentali sono state rese possibili dalla fotografia e che gli deve essere riconosciuto il merito come grande sperimentatore di aver ottenuto grandi risultati artistici partendo da estremamente semplici immagini fotografiche.
Andy ha affrontato diverse forme espressive: dalla serigrafia al cinema, dalla pittura alla scultura ma quasi sempre ha usato la fotografia come un punto di partenza. La fotografia di Andy Warhol non sempre è stata apprezzata come forma d’arte in sé; certo, spesso ha usato una fotografia per poi finire con un’altra opera d’arte (una serigrafia, per esempio), ma ci sono parecchie sue fotografie che invitano ad un esame più attento.
L’interesse di Andy Warhol per la fotografia è scattato molto presto quando ha ricevuto in dono la sua prima macchina fotografica all’età di nove anni. Nel 1960, mentre lavorava come grafico a New York, Warhol ha assistito, in prima persona, alla crescente popolarità della fotografia tanto che nel suo diario scrisse: “Io non credo nell’arte, credo nella fotografia”. La fotografia fu quindi sempre una parte fondamentale della sua vita, benché nei suoi primi tempi di lavoro come illustratore la vedesse come un mezzo e non un fine.
Nel 1962, Andy Warhol acquistò la sua prima macchina fotografica Polaroid che utilizzò, in un primo momento, per molti studi anatomici, poi rapidamente abbandonati. Nel 1970 comprò una Polaroid Big Shot: lo strumento ideale per Andy: fotocamera a fuoco fisso, con flash, progettato per riprese ravvicinate. L’attenzione doveva essere tutta solo per il soggetto.
C’è un interessante paradosso legato alle polaroid di Warhol: le sue serigrafie potrebbero essere riprodotte, potenzialmente, a volontà, sfidando il concetto di unicità del pezzo artistico, ma, ironia della sorte, le polaroid sono diventate preziose proprio perché, mancando di negativo, sono “uniche”. Sono immagini indipendenti le cui caratteristiche (dimensioni, struttura, luminosità, colore) sono un distintivo come quelle di un quadro: una serie di polaroid di Warhol sono un tesoro unico come un Van Gogh!
Il lavoro di Warhol ci presenta un altro paradosso: l’artista diventa il “sacralizzatore” del banale come le scatole di detersivo o di zuppa e poi mette invece a disposizione del pubblico delle immagini di semidei trasportandoli dallo schermo d’argento in piccole immagini polaroid.
Nel 1976 Andy acquistò poi una 35mm, la Minox 35LE. Era una svolta importante: la fotografia cessava per lui di essere solo un accessorio e diventava un sistema di espressione autonoma e indispensabile. Poi Warhol utilizzò anche una fotocamera Chinon 35F-MA (con flash incorporato) e anche una Konica C35EF.
E’ stato detto che le fotografie di Andy Warhol vagano tra l’album di famiglia e le foto dei paparazzi, ma sono vere icone della condizione umana. E’ importante notare la scelta di Warhol, oltre che del 35mm, del bianco e nero per l’interpretazione estetica; questo è molto interessante, perché ciò avveniva in un momento in cui il colore dilagava prepotentemente.
Warhol era un fotografo ossessivo. Si stima che l’artista abbia fatto più di 100.000 fotografie tra il 1977 e il 1987 (di cui molte con la sua Polaroid SX70 tenuta da Polaroid in produzione proprio per Warhol) e molte di queste restano ancora da classificare. Tuttavia, uno dei più importanti lasciti di Warhol è di aver contribuito ad aprire un percorso, insieme a grandi come William Eggleston, Nan Goldin o di Stephen Shore, destinato a portare la fotografia a essere considerata una forma d’arte degna di apparire nelle gallerie, nelle case d’asta e nel grande mondo dell’Arte.

Puoi leggere di più nell’articolo allegato.

Un libro “diverso” di storia della Fotografia

Questa è una storia diversa delle immagini “prese” e fatte a macchina. Narrata e illustrata fuori del mito, tratta della fotografia in “negativo” ma anche in” positivo” per i costumi, di cui documenta curiosi aspetti, fasti e nefasti, evoluzioni e involuzioni. Affinché apparisse sempre più miracoloso, con il trascorrere degli anni il mezzo fotografico è stato assurdamente sradicato dalla storia di tutti i mezzi della rappresentazione visiva che lo hanno preceduto, e da cui deriva, ereditandone i materiali grafici, i segni, i temi e soprattutto il significato e lo scopo. In questo libro si restituiscono alla fotografia le sue vere radici, attraverso la storia della xilografia e della foto-xilografia, della calcografia e della fotocalcografia, della litografia e della fotolitografia, alla fine tutte riassunte nella super-matrice dell’industria fotomeccanica.
La seconda parte è un dizionario, un inventario e una bibliografia. Nel primo sono raccolti i termini fotografici (circa 500) usciti dall’uso non perché siano invecchiate le cose che indicano – materiali e procedimenti – ma perché sono stati soppiantati dalla uniforme, debilitante semplificazione del mezzo industriale.

Vecchie fotografie ma sempre nuove emozioni.

Nella biblioteca del Fotoclub, quando l’occhio percorre la parte storica, l’attenzione viene attratta da alcuni volumi come quello qui sotto ed è impossibile resistere alla tentazione di prenderlo e sfogliarlo. Riaffiorano nella mente tanti ricordi legati ai nostri “vecchi” e al loro modo di vivere la vita nella nostra città e, per lunghi momenti, grazie alla fotografia di questi nostri grandi predecessori, gli affanni del presente vengono relegati in secondo piano.

Le antiche fotografie sono state intelligentemente suddivise per gruppi:
PERSONAGGI DELL’OTTOCENTO – LE PANORAMICHE – LE MURA E L’ALTA CITTÀ – LA CITTÀ BASSA – LA FIERA – LE PORTE DAZIARIE – LE ROGGE – I TEATRI E GLI SPETTACOLI – I MEZZI DI TRASPORTO – LE GRANDI IMPRESE DI PACE – FATTI ED EVENTI TRAGICI – LE CERIMONIE – IL MONDO DELLA SCUOLA E DEL LAVORO – FOLCLORE E PERSONAGGI CARATTERISTICI – LO SPORT E GLI SVAGHI – IL COSTUME (AMBIENTE E VITA) – I FOTOGRAFI BERGAMASCHI DELL’OTTOCENTO.

Il bravissimo autore ha dovuto effettuare una difficile selezione di tanti archivi bergamaschi.
Qui di seguito alcune belle foto storiche della raccolta di Ivan Mologni.

Il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia

sorliniII mondo della fotografia è in lutto per la scomparsa, a 96 anni, di Alberto Sorlini.
ALBERTO SORLINI (1920- 2016) era un grande fotografo. Tutti i fotografi lo ricorderanno soprattutto come fondatore del Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, un museo eccezionale, invidiato da tutte le città, di cui alcune caratteristiche nel depliant qui sotto.
Ma il celebre fotografo bresciano fu anche il “ritrattista” ufficiale della Mille Miglia dal 47 al ’57, documentando su incarico dell’AC Brescia tutte le edizioni del dopoguerra: i suoi scatti, famosi in tutto il mondo, sono custoditi nell’Archivio Novafoto-Sorlini, oggi di proprietà della Giorgio Nada Editore. Per conto dell’Ufficio stampa della Freccia Rossa, nelle ore immediatamente successive alla corsa, Sorlini e i suoi assistenti riempivano di foto centinaia di buste da spedire alle riviste di cinque continenti.
Nella sua lunga carriera, ha pubblicato diversi libri, vincendo premi nazionali e internazionali. La Federazione internazionale d’arte fotografica lo ha insignito dei titoli Afiap nel ’58. Efiap nel ’74. mentre quella nazionale gli ha assegnato il titolo di Sem/Fiaf nel 1997.
museo-naz-fotografia-volantino

Sguardi femminili: Julia Margaret Cameron e Margaret Bourke-White

sguardi femm 1Il Fotoclub Bergamo, come sempre attento a ciò che viene pubblicato su giornali e riviste relativamente all’argomento oggetto della sua passione, segnala questa volta un interessante articolo di Livia Salvi apparso sul numero

attualmente in distribuzione di InfoSostenibile :

Julia Margaret Cameron, Margaret Bourke-White e il loro contributo alla Storia della Fotografia
L’invenzione della fotografia segnò un’epoca: era l’inizio dell’Ottocento e la riproduzione di immagini fino a quel momento era una prerogativa della pittura.
La nuova tecnica sconvolse e divise l’opinione pubblica: c’era chi sosteneva che avrebbe sostituito il disegno, chi la temeva considerandola addirittura immorale e chi invece salutava il nuovo mezzo come la più grande invenzione del secolo.
Certo, la fotografia degli albori era molto diversa da come la conosciamo oggi: i dagherrotipi richiedevano tempi di posa lunghissimi ed erano pesanti lastre di rame argentato sulle quali l’immagine appariva come un’ombra; venivano chiamati anche “specchi della memoria” ed erano pezzi unici, non riproducibili.
In molti si dedicarono alla sperimentazione e alla ricerca, e nel giro di alcuni decenni la tecnica venne notevolmente migliorata: si lavorò per ottenere maggiore fotosensibilità al fine di ridurre i tempi, per produrre più copie con una buona definizione e per stampare su carta. Lo sviluppo della tecnica ampliò le possibilità del mezzo e, dopo la metà del secolo, i fotografi iniziarono a esplorare nuove possibilità creative.
Quando Julia Margaret Cameron (1815-1879) ricevette in dono dalla figlia il suo primo apparecchio fotografico era il 1863;… Continua a leggere

Le pagine dell'”Illustrazione Popolare”

Nelle pagine del nostro album che contengono la raccolta de “Illustrazione Popolare” del 1911 si trovano immagini a dir poco “commoventi” e inducono ancora una volta a pensare come la fotografia sappia “congelare” il tempo e sia importante per documentare la Storia dei popoli e delle persone!

Illustrazione 1911