Effetto seppia à gogo!

Conosciamo tutti l’effetto visivo dal sapore un po’ nostalgico del viraggio in fotografia. Chi a casa non ha un album di famiglia o la classica scatola di cartone magari un po’ sgangherata perché piena di ricordi: cartoline, lettere e appunto di vecchie fotografie dai toni seppiati? Era, infatti, l’effetto seppia quello più diffuso fino agli anni cinquanta del novecento, viraggio, detto in gergo, che si otteneva tramite un apposito bagno effettuato in camera oscura.
Lo scopo, come sappiamo, prima di essere estetico, era pratico perché quel procedimento chimico, fermando l’ossidazione dei sali d’argento, garantiva una lunga vita alla stampa così ottenuta.
E’ per questo che quelle vecchie foto dei nonni conservate gelosamente sono ancora lì, belle e vivide, dopo ottanta, cento e più anni e chissà per quante generazioni ancora.
È in questo desiderio di riscoperta delle antiche tecniche di stampa che il nostro gruppo di lavoro, anche per divertimento, ha provato a ottenere su stampe recenti un risultato molto simile, paragonabile esteticamente al viraggio chimico vero e proprio, semplicemente mediante un’accorta velatura al tè – sì avete letto bene proprio al tè – eseguita alla fine – direttamente sulla stampa.
Suggeriamo, per chi volesse provare questa semplice tecnica di velatura, di eseguirla su carte politenate che sono protette da un sottilissimo velo plastico poiché su cartoncini baritati, l’uso di liquidi come il tè, sebbene totalmente naturali, potrebbe col tempo generare delle “macchie” indesiderate che condizionerebbero la perfetta conservazione della stampa stessa.
Insomma: prendetevi una buona tazza di tè, senza zucchero prego!
Pennello, mano ferma, concentrazione e.. buon lavoro!
N.B.: La digitalizzazione non rende giustizia del risultato ottenuto, un delicato “effetto seppia”, ben visibile invece sulla stampa dell’immagine di esempio, qui riportata, ripresa sul Lago di Endine.

Avvistamenti “analogici”

Un “avvistamento analogico molto particolare
Franco Mammana non ha bisogno di presentazioni. Un artista conosciuto e amato non solo nella nostra città, grazie alle sue opere che partecipano brillantemente a tante esposizioni e concorsi
nazionali e internazionali, con tantissime attestazioni.
Chi non conosce i suoi spettacolari aquiloni o i suoi bellissimi reportage? Franco è un amante della fotografia a pellicola e qui lo abbiamo beccato, pronto allo scatto, con una fascinosa Polaroid 250 perché, ovviamente, è anche un vero “polaroider”!
A Franco, un caloroso “Buona luce!!” dal Fotoclub Bergamo.

Documentare l’Urbanistica, l’Architettura e l’Ambiente urbano

Molte volte i Soci del nostro Fotoclub si sono impegnati nel riprendere angoli suggestivi o vedute particolari di costruzioni storiche o moderne, della nostra e di altre città, e, a volte, collaborando con le immagini ottenute a importanti pubblicazioni.


… e capita anche di dover documentare dei moderni scempi, delle vere violenze inferte al paesaggio urbano da costruttori e amministrazioni completamente insensibili all’atmosfera che tante località sanno dare come contributo alla qualità della vita. Così assistiamo attoniti alla costruzione, sotto il baluardo di San Giacomo ripreso prima in una vecchia foto, di un altro “mostro“. Questo, innalzato proprio in una zona dove, presumibilmente essendoci una particolare protezione in seguito al riconoscimento Unesco, ci si aspetterebbe di potere realizzare immagini molto significative sulle “opere di difesa veneziane”. Questa nuova costruzione potrà così ben fare compagnia al suo predecessore costruito in via Autostrada che fece scomparire da quella zona lo skyline, una delle vedute più belle e caratteristiche della nostra Bergamo.

Avvistamenti “analogici”

Un nuovo avvistamento “analogico”
Ecco Matilde, giovane studentessa milanese qui “intercettata” dai nostri amici in Città Alta, un sabato pomeriggio del gennaio scorso.
La sensibilità artistica respirata in famiglia l’ha portata a scoprire presto la fotografia analogica con la sua bella Olympus OM 10 -la vedete a tracolla- notevole reflex automatica a priorità di diaframmi degli anni ’80.
Matilde, ci ha parlato del desiderio di volersi cimentare nel magico mondo della camera oscura, per cui rinnoviamo l’invito a venirci a trovare al nostro foto club.
Ciao, a presto!

LEICA nella storia e non solo…

La macchina fotografica più cara del mondo: venduta per 2,4 milioni di euro una Leica del 1923.
A un’asta di Vienna il pezzo d’antiquariato è stato battuto per la cifra da record. Il prezzo di partenza era di 400mila euro: si tratta di uno dei prototipi creati due anni prima dell’inizio della commercializzazione delle macchine del marchio tedesco.
La cifra di partenza era 400mila euro. Quella battuta alla fine dell’asta è sei volte più alto, pari a 2,4 milioni. Un prezzo che ha incoronato un’antica Leica del 1923 la macchina fotografica più cara del mondo. L’acquirente è un collezionista privato di origine asiatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha precisato la galleria viennese Westlicht, che ha messo in vendita il pezzo. Una delle più importanti, riconosciuta a livello internazionale per le sue vendite prestigiose.

Un secolo di Leica: i grandi maestri del marchio in una mostra a Roma
Dopo il giubileo arriva la mostra. Leica, marchio tedesco che per molti è sinonimo stesso di fotografia, celebra se stesso con «I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica», una mostra che rilegge la sua storia attraverso i grandi maestri. Da Henri Cartier-Bresson a Garry Winogrand passando per Robert Capa, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, l’esposizione ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma dal 16 novembre al 18 febbraio è un vero atlante della fotografia contemporanea, 350 immagini che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Leica ha compiuto un secolo di vita. La Ur-Leica del 1914 fu la prima macchina fotografica tascabile con rullino da 35 mm. Una rivoluzione per quei tempi perché si caricava all’aperto, in presenza di luce mentre la nuova Leica T è una fotocamera digitale di ultima generazione (2014) che integra tecnologia Wi-Fi ed è progettata per condividere in tempo reale gli scatti via email e Social Network.

Vedi l’articolo completo su “TECNOLOGIA” del Corriere della Sera.

Magnum compie settant’anni


Magnum Photos, l’agenzia fotografica più famosa al mondo, compie settant’anni. Per questo prestigioso traguardo, in collaborazione con Hachette, presenta una prestigiosa collana di monografie celebrative di grande formato che raccoglie il meglio della produzione dei fotografi tra i più importanti di sempre. Volumi da collezione, dedicati ai protagonisti di Magnum e alle loro più celebri fotografie. 96 pagine riccamente illustrate e stampate su carta di grande qualità per ottenere la migliore riproduzione a colori e in bianco e nero e apprezzare i dettagli di ogni singolo scatto.

I grandi autori: Ansel Adams e Edward Weston


Ansel Adams (1902-1984) è sicuramente uno dei fotografi più famosi della storia, inserito in molte classifiche tra i dieci fotografi più famosi di sempre.
Il suo stile inconfondibile lo ha reso una pietra miliare per le foto paesaggistiche; famose le frasi e gli aforismi più belli che sono rimasti nella storia, tra i quali: “Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie” Eccolo in un autoritratto con una Contax del 1932 uguale a quella che compare nella vetrina della nostra raccolta.
Edward Weston (1886-1958), di lui Ansel Adams amava dire: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo…

Nuda sei semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente” recitava una poesia di Neruda. Nuda, seduta per terra, senza volto, Charis Wilson, compagna e modella di Weston, ripiega elegantemente su se stesso un corpo flessuoso e giovane, fotogra-fato sulla soglia della casa di Santa Monica; un ritratto in cui il richiamo delle forme, gli ovali disegnati dalle braccia e dalla testa e gli angoli retti delle gambe e della porta, esprimono la volontà di ricerca di un ritmo simmetrico. Ma la donna è fatta di carne: egli ama la sua sen¬sualità, la sua femminilità, la sua terrestre rotondità e la glorifica con una luce che magnifica la forma e ne scalda la perfezione. Weston è convinto che la macchina fotografica sia in grado di vedere meglio dell’occhio nudo. Così la usa come una lente d’ingrandimento per rivelare ciò che già esiste ma che spesso non si vede: la forma scultorea nascosta in un semplice peperone, le curve sinuose di un comune gabinetto, così come le ipnotiche linee di un nudo femminile. Non ci sono trucchi tecnici, la sua è pura fotografia. “La macchina fotografica dovrebbe essere usata per documentare la vita, per rendere la sostanza e la quintessenza della cosa stessa, che sia acciaio lucente o carne palpitante”. Weston cerca le forme all’interno della realtà, le isola, le sublima e con una luce che magnifica, ne rivela l’inatteso. L’astrazione dì Weston non è quindi perdita della realtà. Piuttosto è un’estrazione, una concentrazione di elementi, una scoperta che tende verso un valore universale della forma e della bellezza. Scriverà Ansel Adams: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo… I suoi lavori illuminano il viaggio spirituale dell’uomo verso la perfezione“.

La fotografia analogica del 21° secolo

Lo avevamo sostenuto tante volte in questi anni, per cui non ci stupiamo, ma certo è sensazionale e ci rende proprio felici rilevare che oggi anche osservatori specializzati, all’avanguardia nel fiutare ogni nuova – spontanea – tendenza di costume, considerino finalmente superata l’opinione superficiale e malignamente diffusa anche tra gli addetti ai lavori, di una sopravvivenza della fotografia a pellicola in chiave nostalgica o di moda passeggera. Adesso si parla apertamente di vero e proprio Rinascimento analogico“!
Qui sotto riportiamo i link di questi siti internazionali, nei quali l’affermazione è testimoniata oltre che dalla nota messa in produzione di nuove pellicole, una su tutte la Ferrania P30, anche dalla felice conclusione di due collette mondiali per finanziare, due distinti progetti di nuove macchine fotografiche a pellicola. In un caso si tratta una macchina tradizionale e totalmente meccanica, mentre il secondo progetto è per un’interessante macchina modulare di nuova concezione.
La fotografia analogica del 21° secolo.

The Great Film Renaissance Of 2017
Film Photography Crowdfunding Explosion 2017!

Reflex: Bringing back the analogue SLR camera

ELBAFLEX 35mm True Analog Camera: History Reloaded

Oliviero Gotti – FCB

I Tesori della Tradizione Bergamasca

Nella Sala Viterbi del Palazzo della Provincia è stata aperta fino al 31 Gennaio l’esposizione dal titolo “I Tesori da scoprire – i burattini della tradizione bergamasca”.
Bellissima manifestazione che comprendeva anche spettacoli di burattini e incontri con le scuole. Non poteva certo mancare chi, come il nostro Fotoclub, è amante della nostra storia e delle nostri radici. Erano esposte famose collezioni come quella delle famiglie Milesi di S.Pellegrino e Losa di Cisano B., risalenti alla fine dell’800, quella del fabbro Pietro Scuri di Città Alta, il Gioppino della collezione Lucchetti, ecc.
La raccolta delle nostre immagini, riprese con pellicola Fuji 200 e stampate poi su carta Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme per negativi ad alta definizione, serviranno anch’esse per far conoscere ai posteri la bellezza e la semplicità delle tradizioni della nostra terra.
Qui sotto alcuni scatti “riassuntivi” dell’esposizione.

Classic Camera, la rivista “analogica”

E’ in distribuzione nelle migliori edicole il nuovo numero della miglior rivista per noi “analogici”, sempre ricca di interessanti articoli, e ricordiamo che è anche consultabile, per gli associati, nella nostra Sede.
Questa volta consigliamo la lettura anche dei seguenti volumi:

Il GAZZETTINO del Fotoclub Marzo – Maggio 2018

scarica il Gazzettino in .PDF :Il Gazzettino del FCB-2018- 2°

In appendice al nostro Gazzettino informativo trimestrale, vogliamo ricordare ai nostri associati che è stato eletto, alla gradita presenza di responsabili della Fiaf, il nuovo direttivo del Club, che resterà in carica per il prossimo triennio; riconfermato l’incarico di Presidente all’infaticabile Arch. Ivano Mologni, con la vice-presidenza di Licio Villa e con il Consigliere Tiziano Nava, per la prima volta nella storia del Circolo, la carica di Segretario è risultata affidata al gentil sesso nella persona di Serena Dolfi, cui auguriamo un proficuo impegno.

nella nostra biblioteca, un giro tra i “preferiti”…

Bellissimo come tutti quelli che contengono immagini che “parlano” della nostra stupenda città e della sua Storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libro della Polaroid che contiene la più grande collezione di fotografie della Polaroid Corporation e comprende scatti di centinaia di fotografi di tutto il mondo, compreso il mitico Helmut Newton

Pepi Merisio, l’autore in assoluto “preferito”, le cui opere hanno fatto la Storia della fotografia nel nostro paese. Tutti i libri delle sue fotografie sono delle pietre miliari e contengono l”‘anima” di tutti i vari soggetti che sono stati immortalati da questo grande maestro.


Effetti “speciali”: il bassorilievo

Il “bassorilievo” è’ un effetto che crea l’illusione ottica della tridimensionalità, ma viene spesso adoperato anche per ottenere dei grafismi molto particolari. E’ una delle tecniche di “effetto” realizzabili in camera oscura e le immagini più tipiche sono quelle in B/N. L’effetto si ottiene sovrapponendo due immagini perfettamente identiche, una positiva e una negativa, leggermente sfalsate l’una rispetto all’altra (se si mettessero perfettamente sovrapposte, il risultato sarebbe una stampa completamente nera).
Per ottenere buoni risultati si utilizzano solitamente pellicole lith.


Cos’è la pellicola lith? Semplicemente una pellicola bianconero ad alto contrasto con la caratteristica di non avere la “maschera” (il fondo grigio tipico delle pellicole bianconero) e di essere ortocromatica ossia di poter essere maneggiata, esposta e sviluppata senza problemi in camera oscura con la luce rossa accesa, esattamente come la carta da stampa.


Se si parte da un qualsiasi negativo (ma, attenzione, qualche prova è d’obbligo perché non tutti i soggetti vanno bene) lo si stampa dapprima delle dimensioni volute su pellicole lith di grande formato (p.es. 4×5″ -10,2×12,7 cm) ottenendo una dia (immagine positiva, quindi) in bianconero ad alto contrasto.
Una volta fatta la dia su lith, si stampa quest’ultima a contatto su un’altra lastra, ottenendo un negativo con la stessa immagine anch’essa ad alto contrasto.
A questo punto basta sovrapporre queste due pellicole (dia e negativo) e poi sfalsarle leggermente per vedere subito l’effetto bassorilievo. Non esistono regole per stabilire di quanto spostare le due immagini o in che direzione farlo ma ci si può divertire a fare delle prove dato che si possono vedere direttamente i risultati.
Stampando il “sandwich”, si potrà avere un’immagine che sembra quasi disegnata su un foglio bianco ma, variando la densità delle due immagini o il grado di contrasto, si potranno ottenere infinite varianti.
Si può ovviamente applicare la stessa procedura al colore utilizzando una pellicola invertibile ad alto contrasto.

Se si parte invece da una dia il primo passaggio non servirà dato che si dispone già del positivo necessario e basterà quindi ottenere un negativo identico; per fare ciò si potrà, utilizzandola al contrario, usare una pellicola nata per realizzare diapositive da pellicole negative come la Kodak Vericolor Slide. Si potrà sovraesporre il “sandwich” sino ad ottenere delle delicatissime sfumature, oppure sottoesporre ed aggiungere qualche filtro durante la duplicazione; una maschera di colore arancio potrà, per esempio, servire ad aggiungere effetti molto particolari.

Pensieri invernali sulla fotografia tra smartphone e tablet…

Anche il 2017 si è concluso. Un anno intenso cha ha visto il nostro sodalizio sempre attivo con tante belle iniziative interne e divulgative, dedicate alla nostra passione per la fotografia con la pellicola.
Un anno in cui abbiamo conosciuto tanti nuovi amici, anche di paesi lontani e nuovi gruppi che con i loro lusinghieri apprezzamenti ci hanno semplicemente galvanizzato.
Tuttavia in questa entusiasmate situazione, dove la fotografia tradizionale, in grande e rinnovata affermazione, si conferma essere sempre più appannaggio di una importante giovane élite cui, di fatto, è consegnato lo spirito e l’arte del disegnare con la luce, non possiamo ignorare la contemporanea definitiva espansione della cosiddetta fotografia digitale, nel pieno dei suoi dirompenti effetti.
Non ci siamo mai occupati di statistiche, e non seguiamo le indagini di mercato dei vari esegeti che pontificano da anni sui forum e sulle superstiti riviste specializzate.
Il nostro pensiero è sostenuto dal fatto che forse, per la prima volta, durante questa stagione estiva, che ha visto, più che negli anni passati, convogliati nelle nostre città d’arte e nelle nostre lande montane e marine, centinaia di migliaia di “fotografi” da tutto il mondo, si è potuto costatare il definitivo tramonto della macchina fotografica, che a cento cinquant’anni dalla sua invenzione e solo a tre lustri dall’irruzione della nuova tecnologia digitale, lascia irrimediabilmente il posto al più gretto uso di “smartphone” in sua vece.
Infatti, ben poche sembrerebbero le reflex – la “macchina” per antonomasia – che abbiamo potuto vedere a tracolla nella stagione estiva trascorsa.
Va detto però, che il declino dell’apparecchio tradizionale, era già iniziato anni fa, quando le ultime raffinate macchine analogiche, fino allora necessariamente in mano a professionisti e appassionati preparati, erano scalzate dalla “digitale” che, compatta o ingombrante che fosse, visto i prodigiosi e imperscrutabili automatismi intrinseci, permetteva molto più democraticamente a chiunque di ottenere immagini “passabili”, finendo per lo più ad adornare i decolté di mogli e fidanzate: primissime staffette dello scatto compulsivo.
Tra non molto, pur in presenza di miliardi di scatti fotografici come non se n’erano mai visti prima, registreremo la fine della fotografia, per lo meno per come l’abbiamo sempre concepita e non solo quella analogica; con buona pace di nativi o immigrati digitali di nuova o tardiva fede!
E’ con la scena grottesca delle braccia alzate con il “tablet” sopra la folla, o quella dell’ineffabile telefonino sul tavolo, sempre pronto a immortalare tutto e tutti; o di milioni di “selfie” tutti uguali con la loro lingua fuori o le labbra arricciate e l’occhio stupido che si compie lo sconsolante paradigma.
Vedete, non solo per l’insulsaggine dei soggetti o dei nuovi tic di massa, ma soprattutto per gli effetti della pervadente digitalizzazione che “virtualizza” rendendola superflua e inutile l’esperienza che è alla base di ogni espressione artistica, con il risultato della più desolante omologazione.
Andate e osservate con distacco le immagini esposte in qualche concorso fotografico e ve ne renderete conto!
Se ci pensiamo bene, fino a che la macchina fotografica è stata uno strumento (meccanico) essenziale, semplice estensione della nostra sensibilità, l’immagine registrata sulla pellicola era, bene o male, l’onesto frutto dell’esperienza e dell’attitudine acquisita.
Le “digitali” infatti, hanno dovuto rincorrere la forma esteriore, il formato (il Leica 35 mm) delle “analogiche” e finanche le modalità funzionali con tanto di manopole e bottoni, assolutamente fittizi, tanto pleonastici quanto, dal punto di vista del marketing necessari, per lasciare al fotografo un residuale illusorio intervento nello scatto. Poco importa se il risultato potrà essere immediatamente visualizzato, eliminato, oppure completamente stravolto, mediante una disinvolta manipolazione al computer.
Un percorso segnato.
La natura faustiana e depauperante della tecnologia digitale, presenta inesorabilmente la cambiale all’incasso, facendo tabula rasa di nobili sentimenti, illusioni e nostalgie e con essi anche di tutte le competenze tecniche e le capacità acquisite.
I soloni che avevano celebrato in preda a dionisiaca euforia i primi vagiti della nuova era, gettando alle ortiche un tesoro di passione e tecnica, sentenziando altezzosi e saccenti la morte della pellicola e proclamando una nuova aurora illuminata da milioni e milioni di pixel, oggi possono fare un esame di coscienza e forse ripensarsi.
Ora, è evidente che se la nostra memoria e il nostro cuore sono consegnati al Grande Fratello in una “nuvola digitale” tramite “l’Iphone”, il computer o l’ultima fotocamera “pensante e parlante”, l’arte fotografica e i suoi valori potranno continuare a vivere solamente presso l’artefice che li avrà saputi custodire, esercitare e trasmettere, facendoli ri-scoprire a quei giovani “scapigliati” non ancora omologati ai dettami deleteri di questo sistema.
E noi, che non abbiamo mai abbandonato la tecnica argentica, espressione di una visione tradizionale e reale, quindi analogica, del pensare e dell’agire, cosa possiamo fare?
Beh, non abbiamo dubbi, proponiamo una buona dotazione di rullini – più se ne hanno più viene voglia di usarli – metterne un paio nella borsa; caricare una bella analogica, magari completamente manuale – priva di “aiutini” di sorta – e: azione! ..Con questo bel cielo terso, tra la gente in città, o solitari nei boschi o nei campi cristallizzati dall’aria frizzante di questo insolito gennaio.
……… Finché c’è pellicola c’è speranza!
Buon 2018 e tanti buoni click a tutti!!
Oliviero Gotti – FCB

Un manuale per l’era post-digitale

Decisamente significativo questo nuovo libro recensito da “FrizziFrizzi” magazine di cultura pop, che vanta oltre 2.500.000 pagine lette.
Uno dei punti di riferimento del panorama italiano per arte, design, libri, moda, eventi..

Analogue Photography: “Il primo manuale di fotografia con pellicola dell’era post-digitale”.

Ogni commento è superfluo se non che questi giovani creativi – “millenials” nativi digitali – vivono già l’era post-digitale!! Registriamo e segnaliamo con piacere.

Assegnate le “Benemerenze” del Fotoclub

E’ tornata la quinquennale tradizione di riconoscimento a Soci e Collaboratori per il lavoro svolto a sostegno del Circolo e, in senso ancor più lato, di tutta la Fotografia come noi la intendiamo ossia con pellicola, prodotti chimici, luci rosse (in camera oscura), carta stampata, ecc.

La manifestazione, svoltasi nella nostra sede il 16 dicembre u.s., ha visto una grande partecipazione di Soci, Sostenitori, Modelle e anche dei delegati Fiaf dai quali abbiamo raccolto lusinghieri applausi. E’ seguito un simpaticissimo rinfresco che ha contribuito a rinforzare l’atmosfera di amicizia e lo scambio di auguri tra i presenti.
Qui di seguito si può visualizzare l’elenco dei premiati.
Tra i riconoscimenti ai convenuti, nella foto a lato, anche la consegna della benemerenza per la collaborazione al Presidente dell’Associazione “Amici delle Mura di Bergamo

E’ in libreria il manuale Polaroid

In quest’epoca digitale sentiamo il bisogno di un po’ di realtà, qualcosa che ci ricolleghi a uno spazio tridimensionale. E questo è ciò che fa una Polaroid. La chimica contenuta nella pellicola dà a ogni istantanea un aspetto unico, un insito senso d’intimità e autenticità.
“Leggere” una Polaroid è come intraprendere uno scavo archeologico: crepe sulla superficie, tonalità, texture e imperfezioni rivelano molto più di quanto è rappresentato nell’immagine. Possiamo guardare attraverso la foto come fosse il buco di una serratura sul passato. Questo manuale offre un’introduzione completa alla fotografia istantanea:
Guida alle fotocamere e ai formati delle pellicole. Tratta la tecnologia e la storia della fotografia istantanea, raccontata attraverso capitoli dedicati a specifiche fotocamere e pellicole
Tecniche creative. Illustra un’incredibile gamma di effetti realizzabili con le pellicole istantanee avvalendosi di immagini di supporto scattate dai più innovativi fotografi che utilizzano questo media ai giorni nostri.
Alla fine del libro un’estesa sezione è dedicata alle risorse, compresi un’utile tabella della compatibilità delle pellicole, una lista di rivenditori e consigli per la sicurezza.

Nuove fotocamere nella vetrina del FCB

Kodak Auto Graflex – 1913, sappiamo che una di queste, identica alla nostra, si trova al Museum of Applied Arts & Sciences di Sidney.
Questa fotocamera era molto popolare negli anni 1905-1923 e, tra l’altro, consentiva di scattare nella stessa posizione sia foto orizzontali che verticali. Bastava premere un pulsante sul retro della fotocamera perché la maggior parte delle fotocamere Graflex erano state realizzate con una parte posteriore girevole (effettivamente ruotante), abbreviata in RB (Revolving Back), proprio per permettere di scattare in orizzontale o in verticale senza dover ruotare la fotocamera. Tutti i box erano fatti di mogano Honduras a grana dritta e ricoperti di pelle nera del Marocco.
Realizzata dal Dipartimento Folmer & Schwing di Eastman Kodak Co., la fotocamera aveva, per i suoi tempi, tre vantaggi indiscutibili: un sistema di visualizzazione reflex per una messa a fuoco accurata, introdotto molti decenni più tardi, un otturatore sul piano focale a velocità multiple (fino a 1/1000 di sec.) e un design del porta-pellicola che facilitava l’uso di vari tipi di pellicola; e questi fattori la resero subito ricercata, all’inizio del XX° secolo, soprattutto tra i fotoreporter per le riprese di sport e per i servizi giornalistici.
Gli obiettivi standard furono per la maggior parte f / 4.5 Kodak Anastigmats e, successivamente, i Kodak Ektars.
La rara serie C, un modello 3¼ × 4¼, fu dotata di un eccellente obiettivo Taylor-Hobson-Cooke f / 2.5.
Graflex fu un produttore che diede il suo marchio a diversi modelli di fotocamera e non solo. La società fu fondata come Folmer and Schwing Manufacturing Company a New York nel 1887 ed era una fabbrica per la lavorazione dei metalli che fabbricava lampadari, biciclette, ecc. e infine telecamere. Nel 1909 fu acquistata da George Eastman divenendo una Divisione della Eastman Kodak Company. Nel 1926, Kodak fu costretta a cederla e si formò una nuova società che divenne poi, nel 1946, la Graflex Inc.. Nel 1956 fu assorbita dalla General Instrument Precision e nel 1966, la società fu venduta alla Singer Corporation.

Le vie di Bergamo in festa

Trovarsi immersi in una festa, in un avvenimento particolare per un luogo comune è sempre una situazione ricercata da tutti i fotografi e anche i Soci del Fotoclub si trovano sovente “on the road” per una esperienza “documentativa”. E questa era la volta di due feste svoltesi nel mese di Ottobre in importanti vie del nostro centro cittadino: via Angelo Mai e via Giacomo Quarenghi… ma l’atmosfera che si respirava nei due casi è risultata esser però ben diversa.
In via Angelo Mai, c’era un’ambiente coloratissimo e vivace che a stento il nostro grandangolo da 28mm, montato sulla Contax S2 (solo meccanica), con difficoltà è riuscita a contenere.


In via Giacomo Quarenghi, la manifestazione, forse l’unica “calata” dall’alto con un programma roboante e con stimolanti attività culturali, comprendeva iniziative svoltesi per la gran parte di sera e in interni mentre la strada, pressoché inutilmente chiusa al traffico, rimaneva pochissimo animata e altrettanto poco frequentata, tanto che anche la nostra brava Contax 167 col 35/70 di Karl Zeiss, di tanto in tanto doveva essere incoraggiata.

Stampa immediata… Polaroid, che passione!


Il 28 Ottobre u.s, si è tenuto presso il nostro Circolo il “Polainstantday“, un seminario dedicato all’approfondimento delle possibilità artistiche legate alle riprese di fotografia istantanea. L’incontro ha visto partecipare, come docenti, due responsabili della Fiaf (Cristian Gelpi e Silvano Peroni) anch’essi appassionati di questo tipo di riprese mentre nell’aria aleggiava lo spirito del mitico Andy Warhol. Per i Soci presenti, oltre alla teoria, numerose e interessanti sperimentazioni con macchine Fuji e Polaroid sia a colori che in bianco e nero nei set approntati in due location indipendenti.

L’analogico come la Fenice… Bentornata Polaroid!

Si festeggia quest’anno l’ottantesimo anniversario della nascita di Polaroid, fondata da Edwin Land nel 1937, e, dopo i numerosi travagli e sperimentazioni che erano apparse a molti come il canto del cigno e dieci anni dopo lo stop alla produzione delle macchine fotografiche istantanee, Polaroid torna prepotentemente nel mercato. E lo fa attraverso “The Impossible Project” che, dopo l’acquisto del marchio da parte del suo maggiore azionista, cambia nome, si trasforma in “Polaroid Originals” e lancia la OneStep 2, la nuova versione della macchina fotografica che ha reso celebre Polaroid nel mondo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte ritorno della fotografia analogica istantanea – spiega il 28enne Oskar Smolokowski, capo di Polaroid Originals e figlio di quel facoltoso Wiaczeslaw che nel 2012  investì nel progetto – questa crescente richiesta va ben oltre l’effetto nostalgia. Nel mondo di oggi, frenetico e digitale, un oggetto tangibile al di fuori dello schermo dello smartphone diventa un oggetto prezioso. Unico e impossibile da riprodurre”.

Polaroid Originals ripropone una macchina con gli stessi principi della Polaroid analogica del 1977 ma integrata da tecnologie attuali, con lo stesso semplice sistema “punta-e-scatta”, con una lente da 106mm dell’obiettivo fisso in policarbonato e acrilico con un range da 60cm a infinito, con un potente flash integrato, completo di un tasto per aumentare o diminuire l’esposizione, un comodo carica batterie via cavo USB, una batteria a lunga durata interna da 1.100 mAh (assente sul modello originale) e un timer per autoscatto. Come il predecessore, ha il grande pulsante rosso per lo scatto posizionato nella parte frontale e il logo dai colori arcobaleno che ha accompagnato la storia di Polaroid; ha una struttura sagomata ed ergonomica, cosa che fa venir voglia di fotografare qualsiasi cosa. Il dispositivo propone però un approccio alla fotografia che non ha nulla a che vedere con quello delle alternative digitali moderne. La fotocamera è pensata per essere contemporanea più che mai per la gente che ama ancora aspettare e scoprire la foto che si sviluppa pian piano e la sensazione vintage del controllo manuale e della pellicola si rivolge in modo specifico a chi preferisce il contatto con la stampa fisica alle immagini destinate a vivere su un display.
Inoltre ogni pacchetto base di pellicole è sufficiente per soli otto scatti, e ciò spinge a prestare particolare attenzione prima di premere l’otturatore; ogni volta che si preme il pulsante dell’otturatore, si innescano migliaia di reazioni chimiche per creare un’immagine reale e unica. Ogni scatto sarà stampato. È la bellezza delle Polaroid.
Il pacchetto di pellicole può essere ricaricato attraverso uno sportellino nella parte anteriore della fotocamera e possono essere caricate anche pellicole per le vecchie Polaroid.
E proprio con l’obiettivo di mantenere viva l’eredità, con un’iniziativa non priva di un suo tocco di poesia, Polaroid Originals commercializza anche le macchine d’epoca completamente ricondizionate,.
Con le OneStep 2, disponibili in varie versioni, è stata studiata anche una nuova generazione di pellicole, che “regalano la distintiva, sognante bellezza delle fotografie analogiche istantanee“, a colori, in bianco e nero e in una nuova gamma di edizioni speciali. L’azienda ha assicurato che gli scatti saranno sviluppati più rapidamente delle vecchie versioni e non servirà scuoterle perché si svilupperanno nascoste e protette dalla luce diretta.
Prezzi di macchine e pellicole si trovano sulle pagine del sito ufficiale.

Blow Up ovvero fotografia, realtà, illusione…

Nei film di Michelangelo Antonioni risulta particolarmente significativo l’utilizzo della fotografia: “Blow up” riflette proprio sul rapporto tra immagine visiva e realtà rendendo la fotografia parte attiva dell’intreccio.
Nel film, prodotto nel 1966, il regista analizza la problematica dell’interazione dell’uomo con il suo ambiente e quindi con la realtà. Il film è incentrato sull’ hic et nunc fotografico, che diviene per il fotografo uno stato allucinatorio nella fase di sviluppo.
Antonioni si interessa più che all’intreccio narrativo al meccanismo di fotografare e in particolare, a un passo del racconto che recita: “fra i molti modi di combattere il nulla, uno dei migliori è fotografare”.
Thomas (David Hemmings) è un fotografo di moda della Swington London degli anni ‘60. Cerca di esplorare la realtà utilizzando la macchina fotografica e rubando scatti a clochard, ubriaconi, hippies nei suoi vagabondaggi da perfetto flaneur.
Tuttavia non riesce mai a interagire con il reale perché i soggetti che fotografa diventano nel momento dello scatto puro materiale artistico, non sono altro che oggetti esterni, ombre, luci. Ma quando l’indagine del protagonista prosegue in un parco pubblico, dove scatta fotografie a una coppia, si scopre una realtà diversa. Se l’apparenza presenta un incontro idilliaco, nello sviluppo del materiale in camera oscura emerge qualcosa di misterioso e indecifrabile. Le foto svelano la presenza di un cadavere, ma ben presto l’immagine fotografica e il corpo svaniscono. Antonioni vuole narrare la vicenda di un uomo prigioniero del suo mondo, un inconcludente che non è in grado di cogliere il senso della realtà. Thomas ricerca infatti l’autentico ma non basta la riproduzione per capire la realtà, bisogna decifrarla. L’ingrandimento del dettaglio porta solo a una grande dispersione. I frammenti dimostrano l’inafferrabilità del reale. La riflessione del regista sulla fotografia si estende anche al cinema. Le due discipline artistiche hanno infatti in comune la “verosimiglianza”. Entrambe attingono dalla realtà per penetrare in un universo metafisico. L’immagine diventa pura illusione di corpi che non sono più in carne e ossa, ma evanescenti, riflessi di celluloide, una grande illusione visiva. Michelangelo Antonioni anticipa l’era postmoderna con un film che descrive la precarietà di una società liquida dove tutto è messo in discussione, anche ciò che l’occhio vede.

Da “Blow Up e l’immagine visiva” di Francesca Lampredi per FotoIt 10/2017

37° Concorso Nazionale di Fotografia


Un altro importante appuntamento autunnale per gli appassionati di fotografia e questa volta a livello nazionale è il Concorso Nazionale di Fotografia che si svolge ad Alzano Lombardo, presso il FotoClub Fantoni con il patrocinio del Comune, e che è giunto quest’anno alla sua 37° edizione. Di ottimo livello e sempre molto ben partecipato, il concorso si divide in due sezioni (b/n e colori) a tema libero, al quale ogni fotoamatore può partecipare con massimo di 4 stampe di formato 30×40. Anche alcuni Soci del nostro Fotoclub non hanno voluto mancare a questo incontro:
Dolfi Serena,

Mologni Ivan,

Nava Tiziano,
e Gotti Oliviero

Riunione provinciale Circoli FIAF

Il giorno 10 ottobre 2017, a Dalmine, presso la sala Don Bosco dell’oratorio S.Andrea si è tenuta la riunione dei Circoli FIAF della Provincia di Bergamo con il seguente ordine del giorno:
● 1. Votazione e discussione della mozione presentata dal circolo fotografico “La Torretta”
● 2. Discussione e votazione del regolamento del “Digitalgiro”
● 3. Discussione In merito alle linee guida del tema del “Digitalgiro”
● 4. Varie ed eventuali
Erano presenti il delegato regionale, il delegato per la provincia di Bergamo e i seguenti circoli e associazioni:
✶ ASAV, Associazione Seriatese Arti Visive (Seriate)
✶ Camera Chiara circolo fotografico (Treviolo)
✶ Circolo culturale fotografico Bergamo77 (Bergamo)
✶ Circolo fotografico Foto93 (Villa d’Ogna)
✶ Circolo fotografico Dalmine (Dalmine)
✶ Circolo fotografico Gazzaniga (Gazzaniga)
✶ Circolo fotografico La Torretta (Grumello del Monte)
✶ Circolo fotografico Marianese (Mariano di Dalmine)
✶ Circolo fotografico Verdello (Verdello)
✶ Circolo fotografico Chignolese (Chignolo d’Isola)
✶ Gruppo fotografico A4 (Cologno al Serio)
✶ Photoclub Sömèanza (Casnigo)
✶ Circolo Fotografico Le Molere (Sarnico)
✶ Circolo Culturale G.Greppi (Bergamo)
✶ Circolo fotografico Fotoclub Bergamo (Bergamo)

QUI IN ALLEGATO SI TROVA IL VERBALE DELLA RIUNIONE

La Polaroid è tornata!

A dire il vero, la Polaroid non era mai scomparsa ma ora è tornata la produzione con nuovi modelli ed è ripreso alla grande l’interesse per questo tipo di immagini che, è bene ricordare sono uniche e non replicabili. Non poteva mancare sull’argomento un’iniziativa del nostro Club che propone ai propri Soci uno speciale incontro in Sede per il prossimo 28 Ottobre, sabato, alle ore 15.00.

Il Club segnala…

Questo mese il Club segnala a tutti gli appassionati due bellissime riviste, in vendita nelle edicole, che riportano molti articoli interessantissimi; tra questi, la storia e le immagini del marchio più venduto al mondo, la storia e l’utilizzo del “medio formato” e del collodio umido (che saranno oggetto prossimamente di discussione e sperimentazioni presso il nostro Club). Buona lettura!


Le bellissime foto storiche

Tratte dalla collezione privata del Presidente del Club, alcune splendide foto storiche tra le quali alcune che riprendono gli interni di una farmacia degli anni ’50. Foto realizzate evidentemente utizzando lastre 10×12 su banco ottico per ottenere linee cadenti in asse ed un’ottima risoluzione.



8° Concorso Provinciale Dia-Personal – Ottobre 2017

Anche quest’anno, grazie all’infaticabile impegno del coordinatore Tino Rovetta (cell. 339.8025158) è stato organizzato il Concorso Provinciale di Dia-personal, giunto all’ottava edizione, al quale ogni fotoamatore può partecipare con 20 dia a tema libero.
Il Direttivo comunica quindi che sarà presente con le seguenti opere dei Soci presentate per la partecipazione all’  8° Concorso Dia Personal – 2017 (Amici della Diapositiva).

1. Cucchi Silvio (15) (alla memoria) : “Mercatanti a Bergamo”
2. Dolfi Serena (20): “Bergamo Alta”
3. Gotti Oliviero (20): “Volti e luoghi del Salento 2017”
4. Mologni Ivan (20): “Per castelli e laghi”
5. Nava Tiziano (20): “Vintage che passione”

Per un totale Dia del nostro Fotoclub di 95 opere.

La Proiezione avrà luogo il sabato 21 Ottobre p.v. alle 21.00 presso il Circolo Organizzatore a Mariano di Dalmine – Sala Paris – Piazza Castello. Seguirà un simpatico rinfresco per tutti i presenti. Oltre ai partecipanti sono invitati tutti i soci con amici e simpatizzanti.